Auguri per il centenario del Presidente di sempre, Angelo Moratti.

Dopo aver presentato i doverosi omaggi al Presidente storico Angelo Moratti passiamo alla situazione attuale dell'Inter per quello che riguarda la Champions.
Come preanncia il titolo in testa al post si può parlare, almeno emotivamente di colpo gobbo effettuato dalla squadra di Mourinho in quel (freddo) di Kiev.
Dopo il pareggio esterno ottenuto appena nel pomeriggio dai campioni del Barça, la partita a Kiev non rappresentava certo più la partita da ultima spiaggia, la partita di quelle che "o la và o la spacca" perché un misero, solito pareggino, le sarebbe bastato per nutrire residue speranze di qualificazione pur restando tra le ultime 2 partite del girone la trasferta a Barcellona, cui il Barça non regalerà certo niente all'Inter di Mourinho.
Insomma, con un'accorta partita difensiva l'Inter poteva realizzare quel pareggino che era alla sua portata, visto il trend negativo che si portava da ben otto partite otto senza la gioia di una vittoria in più di un'anno di Champions.
Invece, colmo della sfortuna, poi rivelatasi una fortuna per l'Inter, i piani sono saltati 21', si ritrovano sotto: Shevchenko prova il sinistro dal limite, la sfera tocca Cambiasso e la traiettoria diventa una palombella micidiale che batte Julio Cesar, non del tutto incolpevole dl gol ucraino in quanto ci è sembrato impreparto e troppo avanti, tanto da esser scavalcato dal lob maligno di Shevchenko. Insomma, una delle solite sfasature che quest'anno purtroppo il buon Julio Cesar ogni tanto ci riserva.
Al Valeriy Lobanovskiy di Kiev è calato a quel punto il gelo per le poche centinaia di sostenitori nerazzurri già di per sè infreddoliti dal clima locale.
Tutto il primo tempo è proseguito fino alla fine con un'Inter imbambolata nella sua proverbiale impotenza di Champions League dove non ha mai praticamente impensierito il Bogush, il portiere ucraino.
Scesi negli spogliatoi per l'intervallo non sappiamo, non sapremo mai (e francamente nemmeno ce ne importa) cosa il portoghese abbia detto ai suoi giocatori e se in quei pochi minuti (Mourinho è tornato in panchina molto prima dl tempo previsto, abbia fatto chissà quale macumba o rito magico. Fatto evidente, ha cambiato modulo e giocatori, nel secondo tempo si riprende con Thiago Motta per uno spento Cambiasso e Balotelli in aiuto alle punte per un Chivu che faceva acqua da tutte le parti. Sicuramente l'ingresso di Supermario ha dato quell'incisività alla manovra dell'Inter che era mancata per tutto il primo tempo e, pur facendo qualche errore di precisione, ha cambiato l'andamento della partita. E' iniziato un incessante assedio alla porta ucraina, che è proseguito in un crescendo rossiniano fino all'apoteosi finale del match.
Al 33' del secondo tempo esce il muro Samuel per Muntari e l'Inter diventa ancor più a trazione anteriore.
L'Inter, pur senza risultati evidenti, attacca ancor più a testa bassa, non rischiando il secondo gol del Kiev, ma quando si giunge a 3 minuti dalla fine, quando i giornalisti presenti e no, già si apprestano ad inviare ai loro giornali i loro articoli su un Inter già fuori dall'Europa e un Murinho già fuori dall'Inter, devono riporre tutto nei loro notebook, perché nella sua sconda palla giocabile in tutto l'arco della partita, il principe Milito si inventa un gol chirurgico dei suoi servito dal furetto Sneijder. Ristabilita la parità, D. Kiev-Inter 1-1 e palla al centro. In altre occasioni l'Inter si sarebbe accontentata del pareggio conseguito, invece il principe Milito ricambia il favore al furetto di Utrecht che si inventa in scivolata il 2-1 finale. Così la Dinamo nel giro di 3 minuti, all'89', passa dal primo posto all'ultimo del girone, e l'Inter, di converso, passa dall'ultimo posto al primo. Così va il calcio, così va la matematica. Così Mourinho, che se ne era stato per tutti i 90 minuti calmo in panchina a pregare il suo Dio del calcio, esplode in una corsa liberatoria ad abbracciare lo stupefatto Julio Cesar. assistito da uno Shevchenko tanto isterico quanto impotente.
Una pagina di storia calcistica era stata scritta.
Le pagelle della serata:
Julio Cesar 6 – Mai impegnato seriamente, capitola senza colpe dirette sull’unico tiro in porta della Dinamo di tutta la partita. La stoccata di Shevchenko è deviata da Cambiasso e si trasforma in una parabola imparabile. Ingiudicabile.
Maicon 6 – Corre e si danna come al suo solito, finendo la gara con tre metri di lingua che strisciano per terra. Ciò nonostante è monumentale sino al triplice fischio, nonostante la lucidità nei passaggi questa sera non sia stata all’altezza. Ci si aspetta di più da lui, non solo quando chiede aumenti di contratto.
Lucio 6.5 – In difesa ogni tanto si perde, e fortuna che i compagni riescano sempre a metterci una pezza. Ma risulta determinante anche in attacco aumentando le apprensioni della retroguardia ucraina soprattutto sui calci da fermo. Nonostante qualche indecisione inifluente, si danna l'anima: panzer tedesco di germania!
Samuel 7 (34′ st Muntari 6) – The Wall non si smentisce mai. Sfiora il gol sul finire del primo tempo, lotta come un leone anche nella ripresa fino al momento in cui Mourinho lo sostituisce, ma solo per tentare il tutto per tutto con Muntari quando si era ancora sull’1-0. Indispensabile.
Chivu 5 – Nonostante l'impegno fa acqua da tutte le parti. Non convince.
Balotelli 7 (dal 46′) – Entra e cambia di netto la partita. Per tutto il secondo tempo si gioca ad una sola porta ed una delle spine nel fianco degli ucraini e proprio il “genio ribelle”. Non segna, ma ci va molto vicino (si mangia un gol incredibile a tu per tu con il portiere). Crea per i compagni e da un suo tiro nasce il gol di Sneijder. Supermario!
Zanetti 7 – Cuore di capitano, una vittoria così se la porterà dentro a vita. Gladiatore a centrocampo, insuperabile in difesa, trattore nelle ripartenze. Infaticabile.
Cambiasso 6 – (1′ st Thiago Motta 6) – L’argentino non era al meglio della condizione e nel primo tempo non è riuscito a fare da filtro in cabina di regia, a scapito delle ripartenze rivedibili dell’Inter sino all’intervallo. Nella ripresa Motta è stato in questo sicuramente più decisivo. Stima immutata.
Stankovic 6.5 - Dove trovi i polmoni, le energie e la testa per disputare gare con tale e tanta foga lo sa solo lui. Manca un po’ di precisione, ma resta comunque imprescindibile!
Sneijder 8 - Quello arrivato il 28 agosto (a 3 giorni dalla fine del mercato), il furetto di Utrecht alla vigilia era il dubbio che più attanagliava Mourinho. Giocare a queste temperature polari reduci da uno stiramento muscolare è da pazzi per chiunque, ma non per lui che ha sfornato una prestazione maiuscola suggellata dall’assist a Milito e dal gol vittoria al 90′. Per fortuna di Quaresma ce n’è uno solo. Eroico ... e non solo.
Milito 7 – Se il principe non avesse segnato avrebbe strappato la sufficenza. Prestazione non proprio felice la sua, spesso estraneo all’azione, merito anche dei difensori avversari. Ai campioni, si sa, basta però un guizzo per decidere una partita, ed in questo El Principe non si smentisce mai. Due palloni giocabili, un gol e un assist vincente, che dire se non che all'Inter lo avremmo voluto vedere da qualche anno prima?
Eto’o 5 – Se l’Inter non avesse vinto, gran parte della responsabilità sarebbe stata sua. Forse mai in tutta la carriera il camerunense ha sbagliato così tanti gol facili in novanta minuti. L’unico merito (o demerito) d’averci provato proprio come un leone. In certi momenti ha rinfrescato la memoria di Oba Oba Martins. Come fu per Ibra è, impietosamente, l'uomo in meno per l'Inter di Champions.
Mourinho 8 – Ha rischiato subito la carta Sneijder, ha cambiato due difensori per due attaccanti ad inizio ripresa, ha tirato fuori addirittura Samuel per Muntari con un quarto d’ora ancora da giocare lasciando in campo praticamente due soli difensori di ruolo, ovvero Lucio e Maicon. Il coraggio sicuramente non manca al portoghese. Scelte giustificate sì dalla disperazione del risultato, ma che in pochi altri avrebbero avuto gli attributi per fare. Gli attributi alla fine lo premiano, onore al merito. Ha inubbiamente rischiato e ancora più indubbiamente ha vinto, ancora una volta ha azzeccato i cambiamenti in corsa, ciò dimostra che sa leggere l'andamento delle partite. E non è cosa da poco per un'allenatore.
L'antiInter, questo mistero da risolvere da almeno cinque anni.
Da almeno cinque anni per cercare di contrastare questa squadra che i detrattori definiscono, a ragione o a torto con un che di dispregio, "la corazzata Inter, sperando in cuor loro che faccia la stessa fine storica della più famosa "corazzata Potemkin" (vedi post 025 La corazzata Potemkin).
Essere l'antiInter è il sogno di tutte le squadre italiane perché significherebbe la fine storica di queso ciclo interista (prima di Mancini, poi del portoghese incauto) sostituendosi ad essa nel primato italiano.
In assenza i primi anni delle squadre della Juventus e Milan affancendate in faccende giudiziarie di malaffare (leggi: calciopoli) l'ambito posto di antiInter era appannaggio della Roma di Spalletti-Totti, che è stata certo una seria candidata pur raccattando solo qualche coppa Italia e impensierendo solamenente e nulla più l'ntr nella lotta per lo scudetto. Poi, la Roma, per motivi di badget ha dovuto velocemente ridimensionare le proprie lecite aspettative. Ci si aspettava un Milan che arrivasse almeno ai livelli che storicamente le competono, ma inutilmente, il Diavolo sembra aver finito l'elisir di eterna giovinezza, e da anni naviga tra ambasce e delusioni ricorrenti acuite ancor di più dalle vane promesse dl Presidente geometra Galliani orfano di Berlusconi in altre faccende affaccendato.
Si era accennato all'inizio della prsent stagione al ruolo di antiInter una poco credibile Sampdoria del brufoloso di Bari Vecchia (leggi Cassano). Poi sappiamo come miseramnte la sua rincorsa sia finita al Comunale di Torino.
Infine, è rimasta (sogno incubo di tifosi bianconeri) solo la Juventus a sognare sogni di gloria.
Io, invece sono di altro avviso e ciò mi è stato reso chiaro proprio dalla partita di ieri sera tra Inter e Palermo finita come tutti sanno 5-3 (dopo un primo tempo terminato con un eloqunte risulttato di 4-0).
Se i numeri dicono qualcosa, in questo caso si può azzardare che l'unica vera squadra antiInter può solo essere l'Iinter stessa, capace di asfaltare qualsiasi squadra (sempre in Italia, mi sembra ovvio) in meno di un tempo, ma capace anche di farsi rimontare nel tempo rimanente.
Un ultimo inciso riguarga i due "bambini" (come li definisce Mourinho) Balotelli e Santon.
Tra i due Santon era quello considerato più maturo, più equilibrato, più saggio e, diciamolo pure, anche più bianco e quindi più affidabile, mentre Balotelli sempre pronto ad essere bastonato (e non solo metaforicamente) in campo e fuori dal campo.
Ieri Santon, rientrava in campo per la prima volta in questo campionato in quanto Mourinho l'aveva lasciato fuori in tutte le altre partite essendo fuori forma: è stata a detta di molti la sua una partita disastrosa responsabile in campo di almeno 2 su 3 gol subiti dal Palermo. Santon a fine partita è uscito dal campo piangendo per la sua perstazione negativa.
Al contrario, il reprobo Mario, è sceso in campo imbottito di antibiotici e con la febbre alta e chi si aspettava da lui una prestazione in tono minore. Pur restando in campo in quelle condizioni solo il primo tempo, ha sfoggiato, a detta di molti, la prestazione migliore della sua giovane carrierra, essendo l'artefice principale del rotondo punteggio di 4-0.
Ci apettiamo da lui, ora che si è liberato dell'ingombrante presenza dello zinghero svedese, che possa finalmente esplodere (e non dagli antibiotici) ma nella sua classe innata.
Morale della favola sui due bambini nerazzurri, non contar troppo sull'umore, sul carattere presunto dei due, ma farli crescere con pazienza e con attenzione (che sembra Mourinho avere nelle sue corde) senza ricadere negli errori dell'ex-imperatore decaduto Adriano.
Ma sì, che ce frega della Champions, lasciamola al Milan e a chi glie vole bene, a noi ce basta il quinto scudetto consecutivo che vale, come minimo, una Champions (cit. Moratti).
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Nino, cosi canticchio, leggendo il tuo commento nel post precedente.
Ti ringrazio perche mi dai l'occasione per chiarire alcuni punti del mio pensiero e delle mie dichiarazioni.
Il mio pensiero sul modo di vedre il calcio e l'Inter, nello specifico, è ben espresso in questi 182 post, parlo più articolati, quindi ciò che ho detto anche nel post precednte non può essere considerato una sorpresa e, secondo me, nemmeno eccessivo o esagerato, come affermi civilmente te.
Del resto la nostra Benemata ci ha abituati a una vita posta all'emblema costante dell'sagerazione.
Già all'indomani della vittoria sul povero Genoa, per 5-0 avevo espresso che il risultato era troppo pesante (in sintesi, che era esagerato) e quindi di sinistro presagio di qualche risultato sfortunato.
Cosa che puntualmente è avvenuta (mi riferisco ovviamente alla Champions League).
Io, che non sono, e non voglio esserlo, un Indro Montanelli d'antan né un Melli porchettaro de noantri, sono, resto, mi considero un umile cronista del presente del calcio dell'Inter. Insomma l'esagerazione non sta nel cronista, bensì nell'oggetto stesso della cronaca.
Quando si prende in esame l'Inter, TUTTO E', PER SUA STESSA NATURA, ESAGERATO.
Ad esempio questo report pubblicato su un sito di Luca Rossi interista verace mica una delle cosiddette tante protitute intellettuali:
Il Mercato dell'Inter di Moratti
|
Acquisti in milioni di euro (<->scambio) 2008-09 totale 63.1 Muntari c 15
2009-10 totale 82.5 Lucio d 5 Milito a 22 (<-> Acquafresca, Meggiorini) Meggiorini a 2.5
|
Cessioni in milioni di euro (<->scambio) 2009-10 totale 103.5 Maxwell d 4.5 Bolzoni c 2 (<-> Thiago Motta) Acquafresca a 14 (<-> Milito) |
Totale Acquisti per 754.2 milioni di euro
Totale Cessioni per 496.6 milioni di euro
Saldo al 1 settembre 2009: - 257.6 milioni di euro
con la collaborazione di Luca Cattani
Allenatori Inter e stipendi netti (milioni euro)
1995 Ottavio Bianchi 0.5 (esonerato)
1995-97 Roy Hodgson 2 (dimissionario)
1997-98 Gigi Simoni 1.3 (esonerato)
1998-99 Mircea Lucescu 0.4 (dimissionario)
1999-00 Marcello Lippi 5,3 (esonerato)
2000-01 Marco Tardelli 2.5
2001-03 Hector Cuper 11 (esonerato)
2003-04 Alberto Zaccheroni 2 (esonerato)
2004-08 Roberto Mancini 24
2008-11 Mourinho 21
Risultati sportivi per stagione
1995-96 Bianchi fino a 5a, Suarez fino a 7a, poi Hodgson
7° Campionato, 1° turno C.Uefa, semifinale C.Italia
1996-97 Hodgson
3° Campionato, finale C.Uefa, semifinale in C.Italia
1997-98 Simoni
2° Campionato, Coppa Uefa, quarti di finale in C.Italia
1998-99 Simoni fino a 12a, Lucescu fino a 27a, Castellini fino a 31a, poi Hodgson
8° Campionato, 4i C.League, semifinale C.Italia
1999-00 Lippi
4° Campionato, finale C.Italia, finale Supercoppa Italiana
2000-01 Lippi fino a 1a, poi Tardelli
5° Campionato, preliminari C.League, 8i C.Uefa, 4i C.Italia
2001-02 Cuper
3° Campionato, semifinale C.Uefa, 1° turno C.Italia
2002-03 Cuper
2° Campionato, semifinale C.League, 1° turno C.Italia
2003-04 Cuper fino a 6a, poi Zaccheroni
4° Campionato, 4i C.Uefa, semifinale C.Italia
2004-05 Mancini
3° Campionato, 4i C.League, C.Italia, Supercoppa Italiana
2005-06 Mancini
3° in Campionato (scudetto a tavolino), C.Italia, Supercoppa Italiana, 4i C.League
2006-07 Mancini
Scudetto, ottavi C.League, finale C.Italia, finale Supercoppa Italiana
2007-08 Mancini
Scudetto, finale C.Italia
2008-09 Mourinho
Scudetto, Supercoppa Italiana, 8i C.League, semifinale in C.Italia
2009-10 Mourinho
Seconda in Supercoppa Italiana
Scadenze e ingaggi Inter 2009-10
Julio Cesar 2013 4
Toldo 2011 1.5
Orlandoni 2010 0.7
Lucio 2012 4.5
Cordoba 2012 3.5
Maicon 2013 4.5
Materazzi 2012 2.5
Samuel 2012 3.5
Zanetti 2012 3.5
Chivu 2012 3.5
Santon 2014 1
Cambiasso 2013 3.5
Stankovic 2011 4
Sneijder 2013 4
Vieira 2010 5.5
Mancini 2013 3.5
Quaresma 2013 3
T.Motta 2013 3
Muntari 2013 2.5
Khrin 2014 0.4
Milito 2013 3
Suazo 2012 3.5
Balotelli 2013 1.5
Arnautovic 2014 1
Eto'o 2013 10.5
Mourinho 2012 7.5?
===================================================
Caro Nino, tenendo anche conto che in fondo (per pudor o non so che altro) il nostro Gian Luca Rossi ha forse un po' fatto la cresta sulla spesa della paghetta a Mourinho in quanto ricordo benissimo che il portoghese stesso affermò (non so con quanta percentuale di verità) che lui percepisce in Italia qualcosa come 12 milioni di euri + 2 milioni dagli sponsor = 14 milioni di euri equivalenti a 28 miliardi di vecchie lire. Mica seghe.
Io no, voglio credere a questa sua ammissione pubblica perché mi semberrebbe qualcosa più di una esagerazione, mi sembrerebbe un'abnormità che nemmeno mai nemmeno un Berlusconi nella sua manìa da grandeur riuscirebbe a immaginare.
Con un patrimonio investito, sprecato, pari solo ad una finanziaria di una Repubblica delle Banane, è lecito chiedersi qualcosa di più di una banale eliminazione ai sedicesimi o, peggio, alle attuali qualificazioni?
E' lecito non accettare di sentirsi dire che "Abbiamo un girone difficilissimo" che fa semplicemente ridere.
E' lecito, con queste cifre (che ricordo rappresentare un impegno finanziario e umano di professionalità di prim'ordine, tra i primi al mondo) aspettarsi di riuscire a vincere almeno una partita di calcio che sia una dopo un anno di astinenza (8 partite in bianco!). Chiediamo troppo?
Nell'azienda privata dove lavoro, con la miseria di questi risultati rispetto agli investimenti, ci avrebbero presi tutti già da tempo a calci nel culo e mandati davvero a lavorare.
E qui, in Europa, non c'è nemmeno da aggrapparsi all'alibi della presenza nefasta di una Juve europea, di un Moggi europeo, di un'oscuro ferroviere che sta in Lussemburgo, magari. Qui le colpe ci sono tutte, non si scappa.
Allora, poteva restare Ciuffettino Mancini, o venire, al posto di Mourinho, un Fascetti qualsiasi, i risultati e il godimento sarebbero stati gli stessi, avremmo speso meno e, magari, aumentare la paghetta settimanale ai morattini che ne hanno tanto bisogno e in famiglia mugugnano.
Se putacaso l'Inter venisse eliminata a questa fase, si tornerebbe nel ridicolo dei cori da stadio: "Non vincete mai! non vincete mai!", e allora chi avrebbe la faccia di attaccarsi alla buffonata della tesi della prostituzione intellettuale, perché il fallimento sarebbe reale, tangibile, inconfutabile. Mica seghe: tanto per rafforzare il concetto.
Nino, è mia l'esagerazione o l'esagerazione sono le cifre, i conti dell'Inter? Perchè in un'azienda seppur speciale qual'è una squadra di calcio, i conti sono importanti perché quando poi i conti non tornano più, le squadre spariscono.
Poi le cose non sono saranno così tragiche e magari una Coppa Italia riusciamo anche a vincerla, Lazio permettendo. (Sigh! Gulp!)
Kakà a Chi l'ha visto - Si fa presto a dire Europa, Europa... ma quella di ieri sera del Milan in casa del R. Madrid è stata qualcosa che ha il sapore di antico, qualcosa che in Italia, dal Milan, non vedevamo da anni. Abbiamo visto tutti come ha vinto al Bernabeu, ha stracciato il Real pur orfano del Ronaldo portoghese, ha oscurato il mitico stadio del Santiago Bernabeu, ha oscurato una squadra stellare messa su a suon di centinaia di miloni di euri, ha oscurato la stella rapita di Kakà (a proposito, si sta ancora cercando a Chi l'ha visto), ha oscurato persino le comiche di Dida, facendole passare anch'esse per spettacolo.
Al Real mancavano i due giocatori più importanti: Ronaldo (quello Cristiano) e Kakà (lo sventolatore abusivo di maglie). Per l'assenza, il primo presentava il certificato medico; il secondo, invece, risultava assente ingiustificato.
Magari il Milan non vincerà mai più la Champions League (una speranza più che una previsione), ma la partita di ierisera resterà segnata nella storia del calcio europeo di quest'anno come tra le più sorprendenti e, secondo noi, le più belle.
Il contrasto con ciò che era appena successo 24 ore prima (partita orribilis dell'Inter) è assolutamente impietoso, l'autorità in campo che avremmo sempre voluto vedere da chi indossa le maglie nerazzurre e che mai abbiamo avuta occasione di vedere. Nemmeno una volta che sia una. Nemmeno per sbaglio.
Presidente piangina - Da una parte abbiamo un allenatore e un presidente piangina che si affannano a giustificarsi con le difficoltà intrinseche del girone dimenticandosi che di gironi considerati impossibili ne è lastricata la storia degli ultimi 50 anni dell'Inter europa, lustro più, lustro meno.
Sarebbe stata una sorpresa assoluta (dopo 8 partite senza vittoria, sigh!) se a giocare la partita di ieri sera fosse stata l'Inter e non invece il Milan, invece è stato un ritorno al passato, magari solo per un giorno.
Auspichiamo i sigg. Moratti & Mourinho a restare in un dignitoso silenzio e ad usare il tempo libero a studiare almeno come si fa in Europa, come guardoni dello sport, perché una sola parola da questi venditori di fumo non ne vogliamo sentire più.
Ma ora, se Dio vòle, torna il campionato e spezziamo le reni al Catania.
Quelle più forti in autunno - Morattinho afferma: “La Champions è un torneo dove siamo tutti alla pari, il nostro è un gruppo difficilissimo, lo è stato sin dall'inizio”. Il popolo interista, però, si dà anche un’altra spiegazione al misero bottino raccolto da Eto’o e compagni in questa prima tornata Europea: lo stato di forma delle Invincibili squadre dell’Est e del Nord Europa in autunno. In primavera, come d’incanto, si trasformano invece in succulenti agnellini sacrificali. Le squadre avanti nella preparazione che poi, per questioni climatiche, sono costrette a sospendere i campionati e a tornare in campo a primavera inoltrata: russe, bielorusse, ucraine, scandinave, ceche, slovacche, rumene. Insomma quelle lì.
A questo punto, allora, la domanda sorge spontanea: visto che i gironi preliminari si giocano tra settembre e dicembre, quante di queste "Real Madrid autunnali" negli ultimi anni sono riuscite ad approdare agli ottavi di finale? Beh, neppure una negli ultimi tre anni.
Il resistibile curriculum delle nordiche - Ma tracciamo un curriculum di queste (cosiddette) Invincibili regine autunnali d’Europa.
Partiamo proprio dalla stagione 2006/07. Al via ci sono: Levski Sofia, Spartak Mosca (stesso gruppo dell’Inter e doppia vittoria nerazzurra, ndr), Shakhtar Donetsk, Steaua Bucarest, Dinamo Kiev, Copenhagen e Cska Mosca. Tutte e sette eliminate nella fase a gironi.
Stagione successiva, 2007/08: ce ne sono sei al via: Rosenborg, Shakhtar Donetsk, Dinamo Kiev, Cska Mosca (stesso gruppo dei nerazzurri e anche qui due successi per l’Inter, ndr), Slavia Praga e Steaua Bucarest. E come per la stagione precedente: zero alla voce "qualificate agli ottavi".
E veniamo all’ultima stagione, 2008/09, con la presenza di 7 regine autunnali d’Europa: Aalborg, Cluj, Steaua Bucarest, Shakhtar Donetsk, Dinamo Kiev, Zenit San Pietroburgo e Bate Borisov. Anche stavolta neppure una di loro qualificata alla fase a eliminazione diretta. Ma se prendessimo in esame anche le stagioni 2004/05 e 2005/06 il numero alla voce "qualificate" sarebbe sempre lo stesso: 0.
Inter, mai così male in 54 anni - Otto partite senza vittorie. Nerazzurri mai così male in Europa negli ultimi 54 anni. Tanti. Troppi. L'ultima vittoria in Champions dell'Inter risale addirittura al 22 ottobre 2008. Fa impressione pensare che sia passato praticamente un anno da quel gol dell’imperatore Adriano nell’1-0 di quell’Inter-Anorthosis. Fa impressione anche guardare la classifica del girone: ultimi con tre punti. Certo, con le avversarie che viaggiano a quota quattro tutto è ancora possibile, anche se “il gruppo resta difficilissimo”. La qualificazione è a portata di Inter, quanto meno di quella che si accende in campionato infiammando i tifosi. Già il campionato.
Caro Presidente Morattinho, in Italia sarà pure li più forte, ma in Europa la squadra non gioca poi così tanto bene. Sarà mica solo colpa delle Invincibili regine autunnali d’Europa?
Intanto quelli di Bauscia Cafè, campioni olimpionici di disinformazione parlano oggi fino alla nausea di Moggi, ignorando ad arte, la realtà che si snocciola davanti alle loro menti obnubilate, mentre Simone Nicoletti (quello di iostoconmancini) si addentra ad un'ipotesi di esonero di Mourinho in caso di eliminazione prematura. Sigh!
8
Come sono 8 le partite che l'Inter targata Mourinho non riesce a vincere, un record negativo assoluto.
E' stato chiamato a vincere l'innominabile (leggi a bassa voce: Coppa di Champions League) ha cercato nei giorni scorsi di minimizzare il fatto adducendo che l'Inter non vince la Coppa da 50 anni, mentre a lui si rimprovera di non aver vinto una Coppa all'Inter nella sua breve permanenza.
Noi, che non siamo così pretenziosi, che non chiediamo tanto, a noi basterebbe riuscisse a vincere almeno una partita che sia una, magari succederà a eliminazione avvenuta, perchè lo spettro dell'eliminazione a questo girone di qualificazione si fa sempre più tragicamente realistico.
Insomma, quando a giugno Mourinho, se ne andrà, non vorremmo restare con l'unico ricordo della vittoria con i "mitici" ciprioti dell'Anorthosis di Famagosta, impresa riuscita al nostro portoghese.
La vera impresa di Mourinho è stata realizzata nei commenti alla tv del dopopartita, dove perlomeno è riuscito a non propinarci quel mare di idiozie mediatiche cui ci ha abituati.
Grazie di cuore, José, per avercele risparmiate.
Comunque la critica al portoghese finisce qui, non crediamo sia l'unico responsabile di questo ennesimo fallimento cui siamo abituati, cui ci sono venuti i capelli bianchi, aspettando questo Godot del calcio.
Ci vorrebbe un Samuel Beckett o uno Eugène Ionesco o semplicemente uno psichiatra a spiegarci come questo Teatro dell'assurdo, nella sua palese assurdità dell'esistenza, che l'Inter di questi decenni ci fa vivere.
Pr noi che non crediamo nella Cabala scaramantica o nella fortuna mancata, per noi che siamo Epicurei convinti, e non morbosi fatalisti, una ragione, come tutti gli psicopatici che si rispettino, ce la dobbiamo pur dare.
Ora se è stato cambiato sempre tutto, giocatori, medici, allenatori, dirigenti ma la musica è risultata sempre la stessa, da qualche parte il baco ci dovrà pur essere.
Noi pensiamo che manchi qualcosa d'invisibile nell'organizzazione societaria, qualcosa che sappia dettare i giusti tempi alla squadra, qualcosa che faccia avere la giusta concentrazione al momento giusto, che vediamo sistematicamente mai esserci negli anni.
Stiamo parlando di una società di calcio (l'Inter, appunto) che dovrebbe essere ai vertici del calcio mondiale con professionalità sprecate in termini di giocatori e allenatori.
Per cui non chiediamo a Moratti l'ennesimo giocatore tanto costoso quanto sprecato, o di pagare un allenatore più di quanto sia pagato attualmente Mourinho, chiediamo a Moratti "solo" di dotare quest'Inter dell'anello mancante che ancora non c'è perchè non rientra nella professionalità di Mourinho svolgere la funzione di psichiatra.
E' terminata ieri pomeriggio il periodo di astinenza da calcio fomentata dalla sosta imposta per motivi di qualifica della Nazionale per i prossimi mondiali in Sudafrica, una nazionale che non interessa nessuno se non per le bizze isteriche di un viareggino di passaggio, pur essendo i campioni in carica dal 2006.
La giornata di calcio è iniziata ieri pomeriggio con Juventus-Fiorentina e finita praticamente ieri sera con Genoa-Inter.
Operazione simpatia
Ieri è continuata imperterrita l'operazione simpatia da parte della Juve iniziata nel lontano 2006. Continuando così, a perdere o pareggiare (comunque a non vincere mai) siamo certi che ci riuscirà simpaticissima come il vecchio coro da stadio "Non vincete mai, non vincete mai!".
Non è bastata una campagna acquisti estiva faraonica, non è bastato l'allontanamento prematuro del vituperato Ranieri, reo solo di non avere nel sangue abbastanza DNA della Juve a favore del buon pizzaiolo partenopeo Ferrara, non è bastato l'apporto di Diego, considerato a ragione o a torto (noi pensiamo: a torto) il figlio naturale dell'indimenticato Zico (mica rombe). I difetti palesati da questa Juve sono i soliti degli anni precedenti giustificando il sospetto di chi asseriva a ragione o a torto (noi pensiamo, questa volta, a ragione) che vinceva solo per i meriti di Lucianone Moggi, e che venuto mancare il maledetto toscano la Juve non sappia davvero più vincere, pur non avendo certo ostacoli dalla classe delle giacchette nere.
Difetti di gestione societaria, difetti di organico ma anche difetti di comunicazione.
Mi riferisco alla vicenda dell'operazione al menisco di Buffon, il meglio fico dei portieri in circolazione che dovrebbe avvenire all'indomani della madre di tutte le guerre, la partita Juve-Inter.
Se c'è una cosa che deve mantenersi in una squadra di calcio è la fiducia della squadra (e in massima parte del reparto di difesa) nelle capacità integre del proprio portiere. Cosa che sembra essersi persa, sia nelle insicurezze palesate dal Buffon stesso, degli svarioni difensivi, sia dei rumors dei tifosi, per cui, ora che ha ormai fatto il patatrac mediatico, consigliamo vivamente Buffon di non aspettare la madre di tutte le battaglie (leggi: Juve-Inter) ma di provvedere fin da subito ad operarsi a questo menisco guasto, sostituito da un partiere che mai lo ha fatto rimpiangere, l'austriaco Manningher, perché andando avanti così potrebbe risultare, da qui al fatiico incontro, un distacco di punti in classifica dall'Inter così marcato da risultare ininfluente qualsiasi esito del campo.
Sinfonia d'autunno
E ora veniamo alla Beneamata.
Quella di sabato sera, doveva essere una sconfitta annunciata.
Sconfitta perché veniva da una settimana di sosta da cui i giocatori, quasi tutti impegnati nelle partite delle rispettive nazionali, rientravano, senza allenamento, chi più e chi meno acciaccati.
Sconfitta perché orba degli elementi più rappresentativi quali Eto'o, Milito, Motta.
Sconfitta perché memori di un ricorso storico di appena 2 settimane prima ancora a Genova sponda ciclisti blucerchiati.
Insomma il risultato più gettonato era sicuramente al massimo un pareggio striminzito da ottenere da un temibile Genoa, a detta di tutti la squadra che gioca (o meglio, giocava) il miglior calcio d'Italia con Gasperini il miglior allenatore d'Italia.
Invce si sa com è andata a finire, la squadra allenata dal peggior allenatore d'Italia (tal Mourinho da Setubal) ha impietosamente stracciato il Genoa con una squadra imbottita di centrocampisti e con una sola punta (il Supermario Balotelli).
Piace vincere sempre, ma dispiace quando l'avversario viene umiliato che gli Dei del calcio se lo segnano al dito e prima o poi te lo fanno ripagare.
E' stata in un certo senso anche una risposta sl campo all'antipatico zinghero dl calcio, tale Ibrahimovic, che aveva appena dichiarato che all'Inter c'erano pochi giocatori determinanti e il resto erano, sinteticamente, melma.
Nel giorno in cui mancavano proprio i giocatori più determinanti, propio le riserve hanno giocato la partita più bella della stagione palesando anche un gran gioco di squadra e segnando anche eurogoal (quello di Stankovic da 50 metri su tutti, un gol di quelli che Quando bambini fanno oh, che meraviglia, che meraviglia!) che rimarranno nella storia dell'Inter e del calcio. A Torino ancora rimpiangono il fatto di non averlo preso quando il giocatore era disponibile a trasferirsi alla Juve: meglio così come è andata. Dispiace solo per il glorioso Genoa, squadra dagli antichi colori, ma questa vittoria ha tolto il fiato di bocca a tutti i soliti detrattori dell'Inter. Abbiamo assistito impotenti al Walzer d'Amelia (inteso come portiere).
Per la prima volta da quando il portoghese è alla guida dell'Inter ha dimostrato di non essere solo un cabarettista imprestato al calcio ma anche un allenatore coraggioso in grado di allestire una squadra (l'Inter) come Dio comanda. Noi lo vogliamo così, poche chiacchiere (meglio sarebbe, nessuna chiacchiera) e solo fatti sul campo. Alcuni hanno persino adombrato il fatto che l'assenza di giocatori importanti gli abbia facilitato l'ingrato compito delle scelte, negandogli di fatto i meriti per come si è espressa in campo la squadra.
Poi sono successe altre partite, altri episodi, ma, come cantava il poeta: tutto il resto è noia.
Mister chupa chupa number one - Lippi si merita il primato in questa speciale classifica di personaggi che hanno una relazione col chupa chupa. Non è come dice (e spera) Lippi che la gente lo appella coll'epiteto di "Lippi, Lippi, vaffanculo!" semplicemente perché non convoca il Brufoloso di Bari vecchia. Lippi mi stava sulle palle anche quando vestiva impropriamente la casacca nerazzurra, in quanto ero sicuro che era ancora a libropaga della Juve del famigerato Moggi. Ieri si è incazzato (sue parole) per mancanza di rispetto della nazionale italiana nei suoi confronti nel momento che l'Italia stava perdendo a Parma per 2-0 con il temutissimo Cipro, mica il Brasile. Insomma, quando parla Lippi sembra d'essere ad una puntata di un serial sulla mafia siciliana, ci s'aspetta sempre che gli spunti tra le mani una lupara vecchio stile. Insomma, Lippi, mi stai sempre sulle palle a prescindere da Cassano e della nazionale italiana. LIPPI, CHUPA CHUPA!
Mister chupa chupa number two - Non poteva mancare Ibra, lo scarso giocatore, campione in arroganza, è riuscito a non far qualificare la sua nazionale svedese ai prossimi mondiali in Sudafrica.
Darà colpa anche questa volta alla scarsa qualità di suoi ex-compagni nerazzurri?
Sembra che il suddetto serbo-svedese, insieme ad alcuni compagni della sua nazionale, a fine partita sia andato a festeggiare l'eliminazione in un locale notturno. Ibra, sei un demente.
ZINGHERO, CHUPA CHUPA!
Mister chupa chupa number tree - A malincuore tocca metterci anche il Diego Armando Maradona, attuale criticaticaissimo ct della nazionale argentina, mia nazionale del cuore ormai da tantisimi anni.
Diego, campione unico sui campi di calcio è riuscito nell'impresa al contrario di far giocare una nazionale piena zeppa di campioni nel modo peggiore possibile, acciuffando la qualificazion per il Sudafrica all'ultimo momento.
Incomprensibile, per questo, il suo sfogo a fine partita, senza capire con chi ce l'avesse, forse con i soliti giornalisti, capro espiatorio di ogni imbecille di turno invocando, lui, il famigerato grido di "chupa chupa". MARADONA, CHUPA CHUPA!
MILANO, 12 ottobre - Zlatan Ibrahimovic torna ad attaccare l'Inter e lo fa dalle colonne del magazine 'Barça'. «In nerazzurro non c'è tanta gente forte in grado di fare la differenza», ha detto l'attaccante svedese del Barcellona, «se le cose si mettevano male era un problema recuperare».
«O SEI IL PRIMO O SEI NIENTE» - A Zlatan non piace «l'idea di essere il secondo, il terzo o il quarto. Per me equivale ad essere ultimo e io invece voglio primeggiare, essere sempre il primo». Un carattere forte, forgiato nei quartieri poveri di Rosengard nella sua giovinezza: «O sei il primo o sei niente. Nella vita devi essere forte e non ti devi lasciar camminare in testa. Se tu mi rispetti, io ti rispetto, mi piace la gente che parla chiaro e dice le cose come stanno».
Questo post è dedicato a tutti quei coglioni di interisti (del Bauscia Cafè e di Iostoconmancini in primis), i quali gli hanno sempre leccato il culo.
Caro zinghero di m...,
possiamo essere concordi che questa Inter, anche se orfana della tua schifosa presenza, non sia di pari grandezza a quella di Angelo Moratti.
Siamo concordi anche sul "o sei primo o sei niente" perché te sei sicuramente "NIENTE".
Per quanto riguarda dentro i confini italici, l'attuale Inter non ha nulla da invidiare alle grandi squadre del presente e del passato.
Mentre te, hai dimostrato sempre di essere un giocatore men che mediocre, mai hai compicciato niente, nemmeno con la tua nazionale svedese, eliminata dalla Coppa del Mondo soprattutto a causa tua.
Ibra, sei un giocatore più mediocre che arrogante!
Lapo ci insegna lo stile (perle di saggezza) :
bicolori mediterranei (checcazzo sarebbero?)
credo che la moda abbia corrotto lo stile (questa mi piace)
l'uomo come la donna ... l'uomo ha il diritto di essere elegante altrettanto quanto la donna (boh!)
l'eleganza non è il calciatore o il velino (gasp!)
lo stile non dipende da quante strisciate la carta di credito fa in un negozio (gulp!)
il futuro? tanto lavoro (bang!)
quello che è immancabile nel guadaroba di un uomo? Dipende di che uomo si parla, dipende dalla stagioni (sigh!)
LAPO, QUANTO CI MANCHI!!!
Calcio, E' la Roma la migliore squadra italiana
Eurosport | mar, ott 6, 21:41E' la Roma la migliore squadra italiana, almeno secondo l'ultima classifica stilata dalla Federazione internazionale di storia e statistica (Iffhs). I giallorossi occupano il 12/o posto di una graduatoria guidata dal Manchester United (348), che è seguito dal Barcellona (328), dal Chelsea (294 e dagli argentini dell'Estudiantes La Plata (281), vincitori dell'ultima Coppa Libertadores, la Champions League sudamericana. Fra le squadre italiane, la Roma precede la Juventus (16/a), l'Inter (19/a), l'Udinese (30/a) ed il Milan (36/o).
Per stabilire questa classifica si è tenuta l'apposita riunione dell'Iffhs nel retrobottega di un vinaio.
Nella foto sotto, un momento significativo di sobrietà della riunione dell'Iffhs.
The voice of experience!
La voce dell'esperienza!
"E' una settimana di grandi emozioni, mio figlio ha festeggiato il settimo compleanno, mentre mio marito è stato assediato dalle richieste di un grande club e questo ci rende felici".
A parlare è Susana Werner, la moglie di Julio Caesar. Proprio così, il marito assediato dalle richieste di un grande club è il portiere dell'Inter e della Selecao. La stessa Susana Werner, nel suo blog personale, parla del futuro del giocatore.
"E' chiaro - continua la moglie di Julio Cesar - che non abbiamo intenzione di lasciare Milano, ma nel calcio può succedere di tutto. Spero che l'Inter si renda conto del valore di mio marito e di quanto merita, in modo che lui non sia tentato di andare a giocare altrove". Dichiarazioni allarmanti: l'Inter rischia di perdere uno dei suoi grandi punti di forza, nonché uno dei migliori portieri al mondo? La risposta è no, almeno questa è la versione di Julio Cesar. "Smentisco tutto - ha dichiarato il portiere della Selecao da Rio de Janeiro -, io ho un contratto con l'Inter".
Beh, miei gentili ospiti, visitors del blog "Area di rigore", ricordate chi è 'sta Susana Werner, l'attuale moglie di J. C., 'sta biondina slavata?
Ma si che ve la ricordate: è la prima moglie buddista, prima che il Gordo (Ronaldo) passasse alla sponda trans, la ex-prima moglie di Ronaldo, quella che Ronaldo faceva giocare in una squadra femminile dell'Inter. Insomma un'esperta di cazzi atletici, di Inter e di trasferimenti miliardari: in poche parole, un'esperta.
Paris Foot Gay contro Créteil Bébel, Due squadre di calcio. Una composta di omosessuali, ma non solamente. L’altra composta solo di Musulmani. L’incontro, ufficiale, organizzato dalla Commission Football Loisirs (CFL), doveva giocarsi domenica, a Creteil, nella periferia parigina. Ma la squadra ospitante s’è tirata indietro all’ultimo momento per un motivo che il Paris Foot Gay giudica discriminatorio.Il club, che ha tutta l’intenzione di sporgere denuncia, reclama “delle sanzioni adeguate” da parte della Commission Football Loisirs (CFL) che, gli ricordano, ha firmato l’accordo contro l'omofobia.
Da parte sua la CFL si è dichiarata “stupefatto” dall’atteggiamento del Créteil Bébel che potrebbe essere punito con l’espulsione. Il presidente del CB, Zahir Belgharbi, si giustifica così: “Io, come musulmano, ho comunque il diritto di non voler giocare contro degli omosessuali, perchè non mi trovo d’accordo con le loro idee, non sono d’accordo. Gay Foot è un portabandiera, i ragazzi mi hanno spiegato che è un loro cavallo di battaglia ed è per questo che si chiamano in quel modo. Io non sono d’accordo con questa idea ed è per questo che ho rifiutato di giocare questa partita. Ora se c’è qualcuno che si è sentito ferito o offeso, me ne scuso”.
A questo punto una domanda sorge spontanea: ma siamo davvero sicuri che un gay non sia contemporaneamente anche islamico e che un islamico non possa essere mai anche gay?
Certi islamici poi s'incazzano anche e gridano contro il razzismo quando un europeo non gli cede servilmente il posto in tram. Io credevo che i cristiani fossero un po' ingenui e retrogradi, ma questi islamici sono davvero dei grandissimi cretini (e chi li segue).
Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà
Fatte 'na pizza e crescerai più forte
nessuno nessuno più ti fermerà
Fatte 'na pizza lievete 'o sfizio mafia che brutta bestia
e c'hai ragione noi non vogliamo questa tradizione
dieta mediterranea e ti fa' bene
ma a che ti serve se ti fai le pere
s.o.s. alla Nazione noi non vogliamo questa tradizione
s.o.s. alla Nazione adesso dateci una posizione
Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà
Fatte 'na pizza e crescerai più forte
nessuno nessuno più ti fermerà
fatte 'na pizza lievete 'o sfizio
mio caro Presidente lei è uno buono ma non ci parli sempre di perdono
e poi se c'è bisogno siamo presenti pensiamo piano ma con i sentimenti
s.o.s. alla Nazione noi non vogliamo questa tradizione
s.o.s. alla Nazione adesso dateci una posizione
pizza pizza margherita se mangi con le mani poi ti lecchi le dita
pizza pizza capricciosa noi vogliamo solamente un'altra cosa
che il mondo non diventi come un grande cesso
con questa filosofia cca' nisciuno è fesso, cca' nisciuno è fesso, cca' nisciuno è fesso.
Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa 'o eh...
GRAZIE WALTER!

"Separati alla nascita" è un modo di dire quando ci troviamo di fronte a due personaggi famosi con evidenti analogie di carattere come se fossero due gemelli, nati da una stessa madre, ma separati definitamente alla nascita intraprendendo strade completamemte diverse.
Tutti e due nei rispettivi campi di attività (imprenditoria e politica per Berlusconi, allenatore di calcio per Mourinho) sono considerati, a ragione o a torto, i numeri uno indiscutibili.
Tutti e due hanno la strafottenza di spregiare avversari nei loro campi o anche i propri collaboratori quando questi non la pensano esattamente come loro.
Ma l'analogia più evidente la risevano, ambedue, nei confronti della stampa e dei media in genere quando questi non riservano verso di loro un atteggiamento di sudditanza e il loro atteggiamento preferito e quello di indicare con il dito sotto il naso la pretesa che la stampa se ne stia zitta quando parli male di loro.
Libertà di stampa - in tutte le direzioni
L'operazione strumentale che si sta compiendo da due anni su questo ragazzo è assolutamente vergognosa.
Gli hanno fatto dire e fare di tutto, anche le scuse odierne.
E' stato usato da chi non è tifoso dell'Inter come mezzo per indebolire l'Inter, riconoscendolo come vero talento naturale emergente e guindi potenzialmente pericoloso per i propri destini.
E' stato usato il suo presunto cattivo carattere, migliore di molti altri suoi colleghi che vestono casacche diverse da quelle nerazzurre.
E' stato usato il colore della sua pelle (= leggi pseudo-razzismo) per poterlo colpire vigliaccamente nel suo punto più debole.
Ma se si può comprendere (e quindi giustificare) l'azione ostile di juventini eccetera, non si può tacere la "macchinazione interna" che avviene nell'ambito dell'Inter stessa per mezzo di José Mourinho alla difesa costante del suo ego smisurato più che dare un volto al gioco di squadra ancora assolutamente assente vista la consistenza notevole dll'organico a disposizione nei fatti, sciattato.
Negli anni precedenti Mario era stato sacrificato sull'altare del padrone assoluto dell'Inter, il bosniaco Ibrahimovic.
Andatosene al Barça Ibra, oggi viene usato strumentalmente dall'incapace portoghese di Setubal, per coprire tutte le proprie magagne tecniche e comportamentali (di Mourinho).
Per il bene dell'Inter. Auspichiamo di cessare quanto prima il rapporto in essere del portoghese con la società dell'Inter (e sicurmente se ne andrà al prossimo giugno) al fine di limitare i danni più di quanti non abbia già fatti e continui a farne quotidianamente.
Per il bene di Mario Balotelli. Auspichiamo che trovi una squadra diversa da quella che risiede ad Appiano Gentile (magari in Inghilterra) che ha dimostrato solo di strumentalizzarlo e di non farlo crescere né tecnicamente né come carattere.
Insomma, non so se si è ancora capito chi intendo per pericolo pubblico per l'Inter n° 1?
Ma il demente di Setubal, ovviamente, al quale consigliamo, prima di scaricare le proprie responsabilità tecniche del flop ennesimo della squadra sulle spalle inesperte di Mario, ricordandogli semmai di pensare di riuscire a vincere almeno una partita che sia una in Champions League dopo 7 flop su 7 finora, perché anche la qualificazione alla seconda fase del torneo risulta al momento già difficile, altro che "50 anni di insuccessi europei".
Per finire, affiorano queste due precise considerazioni:
La prima è come abbia fatto il portoghese a vincere una Champions, che viste le proprie assolute incapacità tecniche risulta un vero insolubile mistero superiore ai misteri della fede cristiana della quale il portoghese ne è assolutamente devoto, ed ora capiamo il perché.
La seconda considerazione è se un finto tecnico come il portoghese è riuscito a vincere una Champions, quale diavolo di consistenza tecnica possa avere una competitione di tale genere.
Basta con questo buffone!
Non ne possiamo più della presenza di questo emerito imbecille, che si spaccia per un allenatore di calcio mentre ne è fisiologicamente negato!
Offende la società dell'Inter dicendo che non è colpa sua se l'Inter è da 50 anni che non vince in C.L. mentre stasera ha presentato una squadra che in vita mia mai avevo mai visto giocare così male contro, peraltro, una squadretta russa dal nome impronunciabile.
Insomma, il buffone avrebbe anche la faccia tosta di sproloquiare su "50 anni" di insuccessi nerazzurri in C.L. quando lui, quello bravo, non è capace di vincere una che sia una delle ultime 7 partite giocate sotto la sua incapace direzione mettendo in serio pericolo anche la qualificazione oltre il presente turno di qualificazione.
Mai l'Inter ha giocato così male e ha ottenuto risultati così scarsi come da quando l'imbecille di Setubal allena l'Inter.
Il peggiore allenatore della decennale gestione Moratti in quasi 2 anni che è, purtroppo, in Italia all'Inter, è riuscito da solo a disintegrare la squadra sulla carta più forte che mai l'Inter aveva avuto.
Un pagliaccio che nemmeno sa leggere le fasi più elementari della partita: è sua responsabilità totale l'espulsione anticipatamente annunciata di Mario Balotelli.
Continua a utilizzare un modulo 4-3-3 che questa Inter non può permettersi. Lo vedono tutti sul campo, all'infuori dell'imbecille di Setubal.
MORATTI, CACCIALO!
Adà, adà, adavvenì, adavvenì Adailton.
Ieri un'occasione mancata per una dimostrazione di forza da parte della Juventus.
Dopo la prevedibile e la tanto auspicata sconfitta dell'Inter nell'anticipo di sabato pomeriggio a Marassi, speranzosi juventini & affiliati di cui l'Italia ne è piena si aspettava ieri una risposta perentoria da parte della Juventus che giocava in casa con il piccolo Bologna, che tremare il mondo fa [... dal ridere].
Insomma tutti avrebbero scommesso per una larga vittoria della Juve (come quando c'era Lui, il Moggi, quando incontrava per la sua strada il Bologna).
Oltre che staccare di 3 punti l'odiata rivale di sempre, l'Inter, cosa ancorchè non decisiva per le sorti del campionato, avrebbe sancito una supremazia psicologica pe far capire le intenzioni "serie" della Juve di voler vincere il Campionato.
Invece, anche ad allenatore cambiato, lo juventino DOC Ferrara al posto del reprobo romano Raniero, corroborata da una campagna acquisti sontuosa (Diego et altri) non è bastato a riaffiorare il solito vizietto dell'anno scorso che le ha impedito di fare meglio del secondo posto.
Al di là della sconfessione della solita leggenda metropolitana che vorrebbe che la Juve lottasse fino all'ultimo respiro, che "sarebbe nel suo DNA il lottare senza cedere mai", ieri chi ha lottato (e bene) è stato il Bologna di mister Papadopulo.
Perplessi aveva lasciato gli astanti la sostituzione nel finale di partita della punta Di Vaio (che aveva mancato due facilissime occasioni sotto porta) ma che era stato l'unico attaccant pericoloso dl Bologna, con un pingue e a corto di allenamento Adaílton Martins Bolzan, per gli amici, semplicemente Adailton.
Insomma, sembrava quasi che la mossa di sostuire Di Vaio con Adailton fosse stata suggerita da Papadopulo per confortare la facile vittoria della Juve di ieri pomeriggio.
Invece, quando correva il 92°, il pingue Adailton riusciva a mettere dentro la porta di Buffon la rete del definitivo e insperato pareggio per 1-1 acclamato dalla Russia dai giocatori dell'Inter appena arrivati per la partita di martedì prossimo i C.L.. La beneamata ringrazia.
E' arrivato il primo stop in campionato da parte delle bestie nere dell'Inter.
Bestia nera Sampdoria: ricordiamo l'umiliante eliminazione dalla coppa Italia l'anno scorso.
Bestia nera Del Neri: ricordiamo l'umiliante 3-1 dall'Atalanta l'anno scorso guidata dall'attuale Del Neri.
Non ne facciamo certo una tragedia come ne ha fatto la Juve tre giorni fa per il pareggio genoano, dato che la vittoria di un campionato è un affare di trend, non nelle C. L. dove se sbagli una partita sei irrimediabilmente fuori.
La sconfitta con la Sampdoria era un risultato da molti auspicato, da tutti pronosticato e proprio per questo suo preannuncio si poteva, si doveva, caro signor Mourinho, fare di più. Non sappiamo quanto denaro guadagna mensilmente il dottor Mourinho, ma mettere in campo nel secondo tempo gente come il suo compare Quaresma sembra proprio che le sconfitte non solo si cerca di evitarle ma anzi si cerchino con determinazione. Ora che ha deciso di tacere, risalta il fatto che mancando l'aspetto del cabarettista, dell'allenatore non se ne vede niente. Speriamo che almeno in C. L. Mourinho torni a casa con una vittoria mercoledì prossimo a far dimenticare parzialmente questa sconfitta, sennò saremmo costretti a dire:
Mourinho, sei solo chiacchiere e distintivo!
Abbiamo perso Ibra. No, abbiamo Milito.
Per ora doveva essere un cambio di gioco, un miglioramento di gioco. E non lo è stato.
Per ora ci doveva essere Eto'o il sostituto ideale e mercificato di Ibra, quello che doveva garantire una produzione industriale di gol. E non lo è stato.
Per ora è solo il piccolo Principe Diego Milito che risolve i risultati, un nome (Diego) che ricorda il Diego madre di tutte le battaglie Diego Maradona, ma che evidentemente porta bene a chi ne porta il nome. Per come fa i gol, che non sono come quelli che faceva Ibra, che per segnarne uno dei suoi doveva fare dei gol-impresa, Milito lo chiamerei Diego il chirurgo, per la precisione millimetrica con cui segna, e che fa diventare gol facili quelli che altri non sanno o non possono fare. Perchè ricordiamoci, la prerogativa principale di una punta, di un attaccante che deve fare gol, non è quella di segnare gol dalla bellezza atletica memorabile, ma quella di segnare i gol facili, cioè quelli che non possono essere buttati fuori e quelli il nostro piccolo principe riesce a farli. Buona fine domenica.
Finché il Barça va lascialo andare..., cantava la pingue Orietta Berti.
92 minuti di sofferenza esistenziale.
Zero a zero, un risultato parco di gol, pieno di reconditi significati.
Fosse stato un incontro di tennis, tipo Federer-Nadal, si sarebbe detto che ambedue i giocatori (le squadre) hanno giocato con il “braccino corto”, termine indicato nel tennis quando i giocatori non si impegnano al massimo delle loro possibilità ma che giocano col braccio un po’ retratto per paura di vincere o, meglio ancora, per paura di perdere.
Più audace fin dall’inizio è stato il Barça, soprattutto con il reprobo Ibra e con un Lucio (sua costante caratteristica) alla ricerca della posizione migliore in campo. Poi fortunatamente (per l’Inter) le fasi difensive si sono aggiustate grazie soprattutto a un Samuel insuperabile muro.
L’Inter ha agito soprattutto con giocate costruite e finalizzate da un intelligentissimo (calcisticamente parlando) Milito principe.
Deludente (per tutta la partita) il colored Eto’o, ingabbiato a dovere dai “guardiani” di Guardiola, alle prese più che altro a cercare di sfuggire (con astuzia, ma più ancora con forza) alla "guardiola" basca che a cercare spunti verso la porta blaugrana, nell’occasione della serata con maglie di colore arancione popone che sembrava Contarancio.
Poche cose dall’affaticato Maicon, che ha fatto quel che poteva, ma si vedeva che era in difficoltà fisica. Stessa cosa vale per Sneijder. E per Thiago Motta.
Insomma ambedue le squadre all’attacco all’insegna del “primo, non prenderle”. Insomma, nell’aria c’era più il timore di prendere gol (e perdere quindi la partita) che il desiderio di fare gol (e di vincere quindi la partita).
Il Barça ha attaccato così di più ma mai la sensazione dell’arrembaggio furente. Mai un cambio di velocità, mai un cambio di passo, che poi sono i presupposti del gioco d’attacco. Ne è risultato così il risultato più logico: lo zero a zero annunciato.
Ci ha pensato più volte Muntari a dispensare emozioni pericolose alla propria difesa elargendo scelleratezze calcistiche a iosa dimostrando che il suo calcio non è proprio all’altezza di questo livello di partite, che Mourinho è riuscito a neutralizzare in tempo sostituendolo nella prima sostituzione della ripresa con Stankovic, prima che il colored combinasse qualche guaio irreparabile.
Gli ultimi dieci minuti sono risultati in apnea per i giocatori dell’Inter, Maicon non riusciva a rientrare più in difesa, così la difesa alternava attenti e disperati azioni di difesa. Così Mourinho, notata la cottura a fuoco lento della squadra ha pensato bene di fare le tre sostituzioni: Stankovic (come detto) e poi i “bambini” Santon (per Sneijder) e Balotelli (per Milito), che sicuramente tutti e tre hanno fatto vedere buone cose e ancora ci chiediamo se fosse stato meglio li avesse messi fin dall’inizio.
La sensazione generale a fine partita è stata la conferma della tesi di Mourinho riguardo al fatto che mentre il Barça una squadra collaudata da anni di lavoro fatto insieme, l’Inter è ancora una squadra da fare, quindi è da prevedere un grande miglioramento di gioco. E questo da prescindere dalle qualità tecniche della squadra, che quelle nerazzurre non sono evidenziate inferiori a quelle dei blaugrana.
Per ultimo un accenno ad Ibra. Nonostante i tanti proclami, ancora una volta in Champions non è risultato un giocatore determinante come lo era stato quando giocava in Italia, ha fatto buoni tiri del suo repertorio acrobatico ma niente di che.
Insomma è sempre la solita storia: Ibra, gigante in campionato, nano in Europa.
Aspettando l’Europa ieri l’Inter a superato (2-0) solo nel finale (con un po’ d’affanno) il solito Parma redivivo dalla serie B.
Non è cosa da poco perché il Parma di quest’anno è squadra di sicura qualità, messa su anche con i soldi (indiretti) del Monte dei Paschi di Siena (proprio lo sponsor dei toscani).
Memore dell’ultima di campionato di due anni fa, avrebbe voluto giocare uno scherzetto all’Inter a San Siro, anche perché il loro presidente, il grosso-grasso Tommaso Ghirardi da Brescia è da sempre tifoso juventino.
A togliere le castagne dal fuoco ci hanno pensato il colored Eto’o con un “gol alla Ibrahimovic” da lontano al sette sinistro del portiere e alla fine dal principe Milito, con un gol dei suoi di precisione. Insomma ci hanno pensato gli eredi di Ibra, le persone giuste al momento giusto.
Intanto ierisera la Juventus di Lippo Lippi ha espugnato l’Olimpico di Roma con il suo gioco all’antica (cioè rubando) e poi spianando la strada del 2-0 su una brava, ma penalizzata, Lazio.
Insomma è accaduto ciò che andiamo dicendo da tempo e che i tifosi interisti non vogliono o non possono riuscire a capire.
Cioè che le loro reiterate accuse di malaffare di Lucky Luciano Moggi sono inutili perché l’ex-ferroviere non è il male assoluto.
La verità è che Moggi aveva il potere perché agiva in un ambiente (leggi: Juve) che aveva lei il potere di fare le cose.
In soldoni, non era Moggi che “rubava”, era la Juve che permetteva a Moggi di “rubare”. I vari Giraudo, Bettega e io mi spingerei su su fino a tutta la trafila degli Agnelli, compreso il defunto Gianni, l’avvocato cocainomane, nonno già debosciato del debosciato Lapo Elkann.
Quindi c’è solo da aspettarsi la solita accondiscendenza, nemmeno occulta, delle giacchette nere nei confronti della Juventus. Come sempre è stato: prima di Moggi, durante Moggi, dopo Moggi.
Una brutta, anzi pessima, tegola per i numerosi nemici dichiarati e non, dell'Inter. Una brutta notizia per Lippi, per Cannavaro, per Cobolli Gigli, per Del Piero, per Diego, per Totti, per il defunto Spalletti, per Ambrosini, per Mughini, per Franco Ordine, etc.
L'infortunio sarebbe molto meno grave di quanto si temesse in un primo momento: Wesley Sneijder, avrebbe riportato "solo" una brutta distorsione alla caviglia destra invece della tanto paventata (e da molti, sperata) notizia di frattura ossea o lesione muscolare. Vi andrà meglio un'altra volta.
Lippi ha ragione da vendere quando dice che “di questa partita non gliene frega niente a nessuno”.
Lippi ha ragione da vendere quando dice che “si è parlato di qualunque argomento, di Cassano, di Mourinho, di tutto meno che di come giochiamo”.
Chissà perché i “dispettosi” italiani se ne freghino così tanto della “sua” Italia?
Non sarà mica perché il padre padrone (leggi Lippi) di quest’Italia ha preso a pesci in faccia un giocatore come il brufolino di Bari Vecchia (tale Cassano) senza dare una sufficiente spiegazione del suo operato e con esso ha così preso a pesci in faccia anche tutto il resto d’Italia che ne chiedeva almeno una spiegazione a furor di popolo.
Così il padre padrone di Viareggio Vecchia.
Mi sembra ovvio che lui possa fare ciò che vuole, almeno fino a giugno prossimo, quando gli scadrà (con il mondiale) questo credito assoluto verso gli italiani di fiducia illimitata acquistato insieme al titolo mondiale del 2006.
Mi sembra giusto che gli italiani rispetto a lui e al suo operato di juventino prestato alla nazionale gli preferiscano argomenti quali Cassano e Mourinho.
Caro Marcello Lippi da Viareggio Vecchia, vabbè che siamo italiani (e di per sé sarebbe già un’offesa in essere) ma non siamo per forza come te prezzolato juventino.
Non siamo come te che, in barba a Moggiopoli, continui imperterrito a far giocare in nazionale italiani che stranieri, purché juventini, con il solo scopo di aumentarne il valore di mercato dei pedatori bianconeri. Te ne sei accorto che in Italia esistono altri giocatori utilizzabili oltre a quelli della Juventus (e non ci metto tra questi ovviamente l’Inter).
Anni e anni fa, quando venisti a rubare proditoriamente lo stipendio all’Inter, io ti consideravo sempre non un tecnico dell’Inter, bensì uno Juventino a libropaga della Juventus venuto all’Inter solo per fare danno. Le vicende successive di Moggiopoli hanno poi ampiamente confermato la mia tesi.
Così stasera vincerai sicuramente perché avrai di fronte una squadra inesistente (leggi: Georgia) questo comunque mi farà comunque tifare per la Georgia, che la tua nazionale non ha nulla di italiano bensì da Juventus B.
... e allora, FORZA GEORGIA!
I PICCOLI PIACERI DELLA VITA – Quando nella vita ci sono problemi e varie vicissitudini, ciò che viene in soccorso sono i piccoli piaceri della vita: un buon pasto, un buon bicchiere di Porto, una ragazza carina che magari non rompa troppo … e una buona vittoria nel derby sul Milan. Non che i tre punti col Milan valgano più dei due punti mancati col Bari, non che sia stata una sorpresa inaspettata viste le premesse di precampionato, visto l’abisso di differenza di organico che c’è attualmente tra le due compagini meneghine. Il tifoso medio si identifica sempre con la sua squadra del cuore e perdere la partita fa sì che contemporaneamente si senta anche lui un po’ cretino.
Vincere aiuta, lo si sa, aumenta la propria stima di sé (dei giocatori e dei tifosi) e aiuta ad affrontare il futuro nelle condizioni migliori.
Quindi, in soldoni, vincere fa bene alla salute e, come ovvia conseguenza, perdere fa male alla salute oltre che alla classifica.
Il 4-0 inflitto è un risultato anche troppo rotondo, che se fosse stato di dimensioni maggiori non mi sarebbe piaciuto come anche Massimo Moratti ha sottolineato e che sembra che anche Mourinho abbia confermato nel colloquio avuto col presidente Berlusconi, nel post partita del vittorioso derby di sabato sera.
A me gli sboroni non sono mai piaciuti e il senso della misura è una caratteristica importante nella vita come nello sport.
DAL CALCIO TOTALE AL CAOS TOTALE – Dai tempi epici del primo Sacchi quando di totale c’era solo il gioco spumeggiante e a tutto campo del Milan olandese, oggi di totale nel Milan c’è solo il caos. Sembra che sia arrivato davvero alla frutta e tra poco ci sarà solo la richiesta del conto. Un derby (come ogni altra partita giocata) si può vincere o perdere, tante volte in questi ultimi anni ci sono stati risultati finali di 4-3 per l’una o per l’altra squadra, a sottolineare la combattività profusa durante i 90 minuti. Questa volta invece no, dopo un periodo piuttosto lungo iniziale del primo tempo, dove la partita l’ha fatta sicuramte più il Milan che l’Inter, al primo gol nerazzurro di Thiago Motta, il Milan si è letteralmente squagliato come neve al sole di Agosto, appunto. E’ venuta fuori tutta l’inconsistenza caratteriale e financo professionale (sic!) dei rossoneri.
Tra la scomparsa sul campo di giocatori che solo poco tempo fa erano considerati a ragione dei campioni dai valori assoluti (Pirlo a Ronaldinho, solo per citare i primi due nomi che mi vengono in mente) ad altri come Gattuso esploso (ed espulso) in plateali crisi isteriche di manifesta impotenza, alla pantomima in panchina di un Seedorf irridente che si fa trovare in scarpette da ginnastica e divisa improponibile al cospetto di un derby importante. A sua penosa discolpa Seedorf dichiara che si trovava in quel desabillé avendo informato delle sue precarie condizioni fisiche la dirigenza tecnica (presumo il buon Leonardo o il Tassotti). Ma la domanda mi sorge spontanea: se davvero Seedorf aveva dei problemi e dei dolori tali da non potersi permettere di indossare gli scarpini da partita, perchè allora farlo entrare in sostituzione ritardata di Gattuso, e anzi perché farlo accomodare in panchina se non stava bene? Se non era pronto, perché non sostituire Gattuso con un altro immediatamente pronto (che so, un Ambrosini)?
Qui, qualcosa nelle dichiarazione dei personaggi non torna.
Al di là dell’episodio in sé importante per l’esito del derby, è sintomatico il livello di degrado attuale di questa ex-gloriosa società, cioè che il Milan oltre alle vittorie mondiali di un passato che fu, è significato nel mondo come modello unico di organizzazione societaria, queste vicende fanno sentire il polso di questa crisi irreversibile a tutto tondo.
BACIAMAGLIE - C'è una categoria di atleti olimpionici che usa farsi riprendere in foto, dopo la premiazione, a mordere (per finta, s'intende) la medaglia testè conquistata per far vedere che la medaglia appena colta è d'oro massiccio, che è vera. Una trovata di bassa pubblicità e niente più.
C'è da tempo, alla moda, una categoria di fantacalciatori che usa farsi riprendere, forse pagati (sicuramente strapagati) da qualche sponsor a sbaciucchiare la maglia del nuovo contratto in essere per poter inculcare nella testolina vuota e idiota del tifoso, l'idea non della volgare pecunia, ma di un grande, infinito e disinteressato amore.
Campioni di baciamaglie avevamo individuato il vecchio ucraino Sheva e l'ineffabile sagrestano Kakà dall'abbaino di casa.
Ci eravamo riservati che gente rude ma vera (????) come Ibra sarebbe mai scesa a tali livelli. E invece, noi (non come certi coglioni di tifosi interisti) avevamo da tempo compreso di che malapasta fosse fatto il mercenario zinghero bosniaco. Anche lui ce lo troviamo a sbaciucchiare la nuova maglia del Barça, nemmeno fosse un vecchio bavoso pederasta alla presenza del suo iniquo desiderio. Dubitiamo fortemente, anzi ne siamo certi, dell'ipocrisia di certi baciatori di maglie e stimiamo quelli che le maglie le ma non le baciano ma le rispettano. In una parola: schifo!


Nelle foto sopra, Ibra più che baciare amorevolmente la maglia zozza del Barça
sembra che, nascondendosi, ci si vergogni come un ladro colto sul fatto.














